ARNALDO CASALI

NEL MIO PICCOLO
martedì, 11 agosto 2009

LA ROSA D’INVERNO

 
Monastero di San Damiano. In scena ci sono Chiara e le sue compagne: Ortolana (la più anziana, sulla cinquantina) Agnese, Beatrice, Pacifica, Benvenuta, Cristiana, Amata e Illuminata. Stanno filando la lana.
 
AGNESE: Non verrà.
 
CHIARA: Verrà, verrà.
 
AGNESE: Io dico che non verrà. Non viene mai.
 
CHIARA: E io dico che questa volta viene.
 
ORTOLANA: (rivolta a Chiara) Madre, io credo che…
 
CHIARA: Mamma, puoi anche chiamarmi Chiara!
 
ORTOLANA: Tu sei la nostra badessa, sei la nostra madre…
 
CHIARA: Non ci sono madri qui, siamo tutte sorelle. Lo sai che ho accettato l’incarico di badessa solo perché era l’unico modo mantenere l’indipendenza del nostro monastero.
 
BEATRICE: Caterina, certo che è buffa la vita…
 
AGNESE: Beatrice, adesso mi chiamo sorella Agnese…
 
BEATRICE: Sì, scusa! Agnese, certo che è buffa la vita: prima Ortolana era nostra madre e Chiara nostra sorella, adesso che siamo tutte e quattro qui a San Damiano, Ortolana è diventata nostra sorella e Chiara nostra madre! Ih Ih!
 
CHIARA: Ve l’ho detto, siamo tutte sorelle!
 
BEATRICE: E allora io, te e Agnese siamo sorelle due volte! Di sangue e di convento!
 
CHIARA: Nessuno è perfetto.
 
ORTOLANA: E ognuno c’ha le sue disgrazie! (ride)
 
AGNESE: Comunque io dico che non verrà.
 
CHIARA: E io ti ripeto che verrà. Me l’ha promesso.
 
CRISTIANA: Quante volte è venuto nell’ultimo anno?
 
ILLUMINATA: Tre volte?
 
BEATRICE: Questa sarebbe la quarta. Un primato assoluto!
 
AGNESE: Non viene.
 
AMATA: Quando viene però è contento.
 
CRISTIANA: Questo posto gli fa bene.
 
CHIARA: Ricordate l’ultima volta?
 
ILLUMINATA: Ha scritto il Cantico di frate sole, quando era qui.
 
CHIARA: Sì, in questo posto sta bene. Anche perché è iniziato tutto qui: era ancora un ragazzo quando è entrato per la prima volta in questa chiesetta, che allora era tutta diroccata; si è messo a pregare di fronte al crocifisso, e il crocifisso gli ha parlato; gli ha detto: “Francesco, vai e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina”.
 
AGNESE: Solo che Gesù parlava della Chiesa cattolica, invece Francesco l’ha preso in parola e si è messo a restaurare questa chiesa!
 
CHIARA: E’ stato l’inizio della sua conversione. Per comprare le pietre per la chiesa ha venduto tutti i suoi beni, e anche parecchi  beni del padre, e si è nascosto proprio qui quando il padre lo cercava per tutta Assisi per massacrarlo di botte e richiuderlo in casa. Era diventato lo zimbello della città!
 
AGNESE: Lo scemo del villaggio! Io me lo ricordo bene, anche se avevo solo dieci anni. Quanto era buffo! Viveva in mezzo ai lebbrosi e girava per le strade chiedendo l’elemosina ai suoi vecchi amici…
 
BEATRICE: …in francese! Quando si rivolgeva a persone che conosceva bene, parlava sempre in francese, chissà perché!
 
CHIARA: Poi, quando ha finito di restaurare San Damiano, si è messo a riparare la Porziuncola e la chiesa di San Giorgio, finché non è arrivato Bernardo, e così i matti sono diventati due…
 
BEATRICE: Poi siamo arrivate noi, e i matti hanno rubato le chiavi del manicomio!
 
AMATA: e del regno dei cieli!
 
AGNESE: Comunque io insisto a dire che non verrà. Francesco non ama la nostra compagnia…
 
CHIARA: Non è vero. Anzi…
 
AGNESE: E se sta bene con noi, allora perché viene così poco qui?
 
ILLUMINATA: E’ che i frati devono stare lontani dalle donne!
 
CRISTIANA: La gente chiacchiera!
 
BEATRICE: Anche perché noi, modestamente, siamo tutte belle ragazze!
 
CHIARA: Sì, tu, soprattutto! Ma se pensate a come gli uomini di Chiesa trattano le donne, io penso che Francesco si faccia vedere pure troppo da queste parti!
 
AMATA: In effetti se pensi che qualcuno ancora sostiene che non abbiamo l’anima!
 
ILLUMINATA: Sant’Agostino dice che le donne sono un essere inferiore e che devono servire l’uomo e basta. E si chiede anche per quale aiuto la donna sia stata fatta, se si esclude la procreazione.
 
AGNESE: Eppure Gesù tra i suoi discepoli, aveva tante donne…
 
CHIARA: La Maddalena, testimone della Resurrezione, Apostola degli apostoli, era una donna!
 
ILLUMINATA: San Luigi a sette anni si impegnò solennemente a non guardare più in volto sua madre perché era una donna, e mantenne l’impegno.
 
AGNESE: E Tertulliano scrive: Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza. La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi; la tua colpa rimane ancora. Tu sei la porta del Demonio !
Tu hai mangiato dell’albero proibito! Tu hai convinto Adamo, perchè il Demonio non era coraggioso abbastanza per attaccarlo! Tu hai distrutto l'immagine di Dio, l’uomo! A causa di ciò che hai fatto, il Figlio di Dio è dovuto morire!
 
BEATRICE: E di frate Pietro del Morrone, si dice che non si faccia avvicinare nemmeno dai neonati, se sono femmine! Una volta, per fargli guarire una bambina gravemente malata, l’hanno dovuta travestire da maschietto!
 
CHIARA: Per fortuna Francesco non è né un prete né un monaco. Quindi basta con questi discorsi.
 
BEATRICE: E poi Chiara, per Francesco, è come un oracolo. Ricordate, quando aveva il dubbio se ritirarsi a fare l’eremita o andare a predicare tra la gente? A chi ha chiesto consiglio?
 
CHIARA: (sorride)
 
BEATRICE: E vi ricordate quando ha invitato Chiara a pranzo alla Porziuncola?
 
CHIARA: Beh, i compagni hanno faticato un po’ per convincerlo!
 
AGNESE: Però quel giorno, Chiara, avete fatto scintille! In ogni senso! Dalla Porziuncola si levo una luce talmente forte, che la gente di Assisi, di Bettona e delle contrade intorno pensavano che ci fosse un incendio a Santa Maria degli Angeli, e corsero giù in tutta fretta lungo il bosco per spegnere il fuoco. Arrivati alla Porziuncola, però, trovarono solo Chiara e Francesco con tutta la compagnia rapiti in Dio nella contemplazione.
 
AGNESE: Quello era davvero il fuoco dell’amore che ardeva.
 
CHIARA: Dell’amore divino, ovviamente.
 
BEATRICE: E alla fine di quella cena mistica, eravate così sazi di spirito che non avete mangiato niente!
 
AGNESE: Quello che però non riesco a capire è perché ci tratta così se ci vuole tanto bene? Non solo lui non viene mai, ma non manda qui nemmeno i frati che sono i nostri più cari amici! Anzi, lo fa apposta: fa venire qui da noi solo i frati che non ne hanno voglia! Quelli che ci vogliono più bene ce li tiene lontani! Ricordate frate (un colpo di tosse di una delle suore copre il nome)? Quanto era felice quando stava qui? Ricordate quanto stavamo bene con lui?
 
BEATRICE: Sì, soprattutto tu!
 
AGNESE: Era meraviglioso. Si fermava tanto tempo, e nei momenti di ricreazione, ci raccontava le storie di Ginevra e Lancillotto e dei cavalieri della tavola rotonda! E pregava con noi quasi tutti i giorni. Poi, all’improvviso, Francesco non lo ha più fatto venire e a San Damiano non lo abbiamo più visto!
 
CHIARA: Francesco sa cosa è giusto. Non dobbiamo assecondare i nostri desideri, ma la volontà di Dio.
 
AGNESE: I nostri desideri, però, ogni tanto possono anche coincidere con la volontà di Dio, no?
 
CHIARA: Comunque verrà. Sa che abbiamo bisogno di lui.
 
BEATRICE: Perché mentre aspettiamo, non leggiamo la canzone che Francesco ha scritto per noi?
 
SUORE: Sì, Sì!
 
AGNESE: Chiara, leggila tu.
 
PACIFICA: Eccola qua (porge un foglio di pergamena a Chiara)
 
CHIARA: (legge, oppure parte la musica e la rock band esegue la canzone dal vivo)
 
Audite, poverelle dal Signore vocate
ke de multe parte et province sete adunate:
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
 
Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
Io ve prego per grand’amore
K’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
 
Quelle che sunt adgravate de infirmitate,
et le altre che per loro sò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace,
Ka multo venderite cara questa fatiga,
 
ka ciascuna serà regina
en celo coronata cum la Vergene Maria
 
CONSOLATA (entra correndo): E’ arrivato Francesco! E’ arrivato Francesco!
 
Francesco entra in scena e tutte le suore lo circondano. Alcune gli baciano la mano.
Chiara gli va incontro e cerca di abbracciarlo, ma Francesco si ritrae, con imbarazzo e delicatezza.
 
CHIARA: Francesco, è tanto tempo che aspettiamo di sentire una tua predica.
 
Tutte le suore si siedono per ascoltare Francesco.
Francesco, però, non apre bocca e non guarda nemmeno in faccia le suore. Sembra assorto, come se fosse solo.
Estrae dalla bisaccia un pugno di cenere e inizia a spargerla per terra, formando un cerchio. Quando ha disegnato il cerchio di cenere a terra entra nel cerchio e si cosparge di cenere la testa.
 
PACIFICA: Beh? Allora?
 
AGNESE: Sssss!
 
Rock Band: RIFLESSI D’ARGENTO TRA IL BUIO E LA LUCE (Eldar)
 
FRANCESCO:
Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam.
Amplius lava me ab iniquitate mea:
et a peccato meo munda me.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Le mie colpe io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di Te, contro Te solo ho mancato,
quello che è male ai Tuoi occhi ho l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nei Tuoi giudizi.
Ecco, io sono generato nella colpa,
concepito dagli ardori di mia madre.
Ma Tu vuoi la sincerità del cuore,
e nella mia notte, mi fai conoscere la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò bianco ancor più della neve.
Fammi sentire letizia e gioia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato,
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me un cuore puro, o Dio,
rinnova in me uno spirito saldo..
Non respingermi dalla Tua presenza
e non privarmi del Tuo santo Spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
e lo spirito generoso mi sostenga.
Insegnerò le Tue vie agli erranti, i peccatori a Te torneranno.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, e la mia lingua esalterà la Tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra,
e la mia bocca proclami la Tua lode;
poiché il sacrificio Tu non gradisci,
e, se io offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato,
tu, o Dio, non disprezzerai.
Nel Tuo amore fa grazia a Sion,
le mura rialza di Gerusalemme.
I sacrifici prescritti allora gradirai,
l’olocausto e l’intera oblazione:
allora immoleranno vittime sul Tuo altare.
 
Quando la musica si conclude, una dopo l’altra le suore escono di scena.
 
Rimangono da soli, Chiara e Francesco. Uno di fronte all’altro. Si guardano negli occhi.
 
CHIARA: Grazie. Non era esattamente quello che ci aspettavamo, ma è stato molto più bello di quanto potessimo aspettare.
 
Chiara si avvicina a Francesco fino quasi a sfiorargli il volto. Continuano a guardarsi negli occhi.
 
FRANCESCO: Adesso devo andare.
 
CHIARA: Quando ci rivedremo?
 
FRANCESCO: Che giorno è oggi?
 
CHIARA: E’ il 7 dicembre.
 
FRANCESCO: Allora ci rivedremo quando fioriranno le rose.
 
Francesco se ne va, senza voltarsi indietro. Appena è uscito di scena entra correndo Agnese.
 
AGNESE: Chiara! Chiara! E’ straordinario! E’ un miracolo! Guarda che cosa ho trovato in giardino! (porge a Chiara una rosa rossa). E’ sbocciata una rosa! In mezzo alla neve!
 
CHIARA: Prendila, e portala subito a Francesco! Corri!
 
Agnese esce di scena correndo, Chiara, restata da sola, si gira e sorride. 
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categorie: francesco
venerdì, 24 luglio 2009

DIVIETO DI TRANSITO (CON DONNE, MUSICA E DOLCETTI)

Termina la musica. Il palcoscenico è in penombra, illuminato, possibilmente, solo da candele. Francesco è gravemente malato e quasi completamente cieco. Adagiato su una branda, o su una sedia. Parla con sofferenza ma con voce ancora energica.
Accanto a lui c’è Leone.
 
FRANCESCO: Leone, che cosa ha detto il dottore?
 
LEONE: Il dottore? … niente di particolare.
 
FRANCESCO: Che significa niente di particolare?
 
LEONE: (imbarazzato) Niente, dice che ti devi riposare…
 
FRANCESCO: Ah sì? Mi è venuto a prendere a Siena e mi ha fatto portare d’urgenza ad Assisi, scortato dalle milizie del Comune solo per farmi riposare? Leone, chi ti credi di prendere in giro? Evidentemente la situazione è grave.
 
LEONE: Ma no, è stata una… una misura precauzionale! Non volevano rischiare che tu morissi in un’altra città. Sai, c’era il rischio che poi i senesi si fregassero le reliquie, e avere il tuo corpo è importante per la gente di Assisi.
 
FRANCESCO: Quindi sto per morire.
 
LEONE: Ma no… che c’entra… solo che, solo che a Siena sei stato così male che… ma adesso stai meglio. Stai meglio, no?
 
FRANCESCO: No.
 
LEONE: Ecco.
 
FRANCESCO: Leone, puoi essere sincero con me. Non avere paura, poiché con la grazia di Dio, non sono un codardo che teme la morte. Questa sofferenza è insostenibile, e non vedo l’ora che finisca, e non vedo l'ora di trovarmi fra le braccia di Gesù. Ma la vita resta sempre il dono più prezioso di Dio. Quindi io in questo momento, davvero Leone, per me adesso va bene ogni cosa. Se vivrò ancora un po’ o morirò subito, per me è lo stesso. Sono così intimamente legato al Signore, che sono ugualmente felice sia della morte che della vita.
 
LEONE: Sicuro?
 
FRANCESCO: Sì. Dunque?
 
LEONE: La verità è che la tua malattia è in curiabile e poco ti resta da vivere, così hanno pronosticato i medici. 
 
FRANCESCO: E allora ben venga la mia sorella morte! Prendi carta e penna, Leone. Voglio dettarti il mio testamento.
 
LEONE: Un altro? Ma già me l’hai dettato a Siena! Eccolo qua: “Siccome per la mia debolezza e per la sofferenza della malattia non posso parlare, in tre parole mosterò brevemente la mia volontà e la mia intenzione a tutti i frati presenti e futuri. Cioè, in ossequio alla mia memoria, alla benedizione e al testamento, sempre si amino tra loro come io li ho amati e li amo: sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli sudditi dei prelati e chierici della santa madre chiesa”.
 
FRANCESCO: No, Leone. Questo lo abbiamo scritto in fretta e furia, quando mi sono sentito male. Te ne voglio dettare uno vero, con calma.
 
LEONE: Va bene, Francesco. Sono pronto.
 
FRANCESCO: Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allentandomi da essi, cio che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. E dopo che il Signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare: ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io, con poche parole e semplicemente lo feci scrivere e il papa me lo confermò.
Mi rileggi quello che hai scritto?
 
LEONE: “Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incedere faciendi poenitentiam: quia cum essem in peccatis nimis mihi videbatur amarum videre leprosos”.
 
FRANCESCO: Va bene. Continuiamo:
E quelli che venivano per ricevere questa vita, davano ai poveri tutte quelle cose che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca rappezzata dentro e fuori, e quelli che volevano, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. Ed eravamo illetterati, e soggetti a tutti. E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all’onestà. Coloro che non sanno, imparino, non ricevere la ricompensa, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio. Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del signore, chiedendo l’elemosina di porta in porta.
Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: “Il Signore ti dia pace”.
Si guardino i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro se non siano come si addice alla santa povertà, sempre ospitandovi come forestieri e pellegrini. Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, ovunque sono, non osino chiedere lettera alcuna lla curia Romana, ma dove non siano ricevuti, fuggano in altra terra. E non stiano a dire i frati che questa è un’altra regola: poiché questa è un ricordo, un'ammonizione e un'esortazione e il mio testamento che io frate Francesco poverello lascio a voi, perché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso. E il ministro generale e tutti gli altri ministri per obbedienza siano tenuti a non aggiungere e a non togliere niente a queste parole. E sempre tengano con sé questo scritto insieme con la regola. E a tutti i miei frati comando fermamente per obbedienza che non aggiungano spiegazioni alla Regola  dicendo: “Così si deve intendere”. E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione del’altisismo padre. E io, frate Francesco il più piccolo dei frati,v ostro servo, come posso, confermo a voi, dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen.
Abbiamo finito... Leone, ce l’hai sempre la mia benedizione?
 
(estratto dalla prima parte di Il Transito, ultimo atto dello spettacolo Il Giullare di Assisi)
 
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sabato, 04 ottobre 2008

IL SANTO LAICO

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sabato, 04 ottobre 2008

LO STREGONE DI ASSISI

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sabato, 04 ottobre 2008

FRANCESCO A SAN CRISTOFORO

 


Non è più il “matto di Assisi” ma un personaggio già conosciuto in tutta Italia e venerato da molti come santo, Francesco di Bernardone, quando arriva a Terni; ma è anche, allo stesso tempo, una vecchia conoscenza.

Umbro di nascita rimasto fedele alla sua terra, Francesco - a differenza della maggior parte dei suoi ‘colleghi’ - pur predicando in giro per il mondo non aveva mai lasciato la sua città. Naturale quindi che l’Umbria sia stata la terra privilegiata della sua predicazione. Numerosissime sono le fonti che raccontano di prediche e miracoli avvenuti a Narni, San Gemini, Piediluco e altre zone del ternano. E noti sono gli eremi dove soggiornò, come la Romita di Cesi e lo Speco di Narni.

Delle sue presenze in città - che dovettero essere molto frequenti perché Francesco ci passava quasi ogni volta che doveva andare verso Roma - è rimasta testimonianza tanto nelle fonti francescane quanto in quelle ternane.

L’episodio più conosciuto è senza dubbio quello della predica davanti  alla chiesa di San Cristoforo: siamo nel 1213 e Francesco si trova al culmine della sua vita religiosa: ha 31 anni ed è nel pieno delle forze, ha appena accolto nella sua fraternità Chiara di Offreduccio aprendo così la nuova congregazione religiosa anche alle donne. Tre anni fa ha incontrato papa Innocenzo III che ha approvato la sua iniziativa trasformando, di fatto, un ‘pazzo’ in odore di eresia nel fondatore di un nuovo ordine religioso. Un ordine che non è però ancora strutturato con una regola, un abito e dei conventi, ma riesce ancora a fondarsi sulla spontaneità di una vocazione religiosa che chiede solo di seguire alla lettera il Vangelo. Nello stesso tempo, però, il vecchio gruppo di amici assisiani si sta allargando sempre di più e inizia a schierare tra le proprie fila i primi frati “di seconda generazione” provenienti da tutta Italia.

E’ insomma già una celebrità il Francesco che, ospite del priore della chiesa di San Cristoforo, viene accolto con curiosità ed entusiasmo dai ternani, ansiosi  di ascoltarlo.
Vale la pena di sottolineare che essendo un laico e non un prete, Francesco non può predicare in chiesa né dissertare di teologia. I suoi discorsi si tengono dunque all’aperto e, vista anche la cultura squisitamente laica dell’ex mercante, appaiono molto più vicini ad un comizio che ad un’omelia.

Trovandosi circondato dalla folla in via Camporeali, racconta Francesco Angeloni, Francesco sale sopra un grosso tronco di colonna, detto “il pietrone di San Cristoforo” e inizia a predicare al popolo della città, che lo ascolta catturato dalla sua parola. Per farsi un’idea dello spettacolo a cui assistono i ternani, si può leggere la testimonianza di Tommaso da Spalato riferita ad una predica tenuta dal santo a Bologna: “Il suo discorso non aveva nulla del tono né dei modi di un predicatore; somigliava piuttosto ad una conversazione e non mirava che a placare gli odi e a ricondurre la pace. L’abbigliamento dell’oratore era miserabile, il suo aspetto dimesso, il suo volto senza bellezza”.

La tonaca che indossa, grigio-marrone, ha così tante toppe da sembrare quasi la veste di Arlecchino. E non c’è nulla di strano visto che è lui stesso a definirsi “Giullare di Dio”. Il popolo lo ascolta e lo applaude.

Finita la predica Francesco torna dentro la chiesa ed “essendo ivi il padre san Francesco visitato da un gentiluomo e convitatolo a mangiare con esso lui, non si trovò vino in quella casa; laonde comandò che si recasse un fiasco di certo aceto, che v’era, il quale fu poi ritrovato perfettissimo  vino”.

Un episodio, questo, che ricorda quello delle nozze di Cana, narrato nel vangelo di Giovanni 2,1-11 e, come quello che segue, ci testimonia come nei racconti popolari, la figura del santo di Assisi fosse sempre più assimilata a quella di Gesù stesso. “O fosse allora o in altro tempo - prosegue Angeloni, che riprende le cronache di Marco da Lisbona - che caduto nella medesima  città un muro sopra un giovanetto, che morì, entrò Francesco in quella casa, dove se ne faceva il pianto; e giunto al cataletto, preso il giovane per un braccio chiamollo a nome, e quegli resuscitato, come se dal sonno si foste desto, profetizzandogli, che senza aver prole dalla moglie vivrebbe, come seguì”.

Lo storico racconta anche che in seguito i ternani avevano edificato sette chiese francescane “cioè due dei minori, una dei conventuali, una dei cappuccini, con due monasteri di monache, e un’altra chiesa e convento sopra il monte  dedicata alla santissima Trinità col nome di Romita vecchia, e pure cappuccini vi dimorano, dove si ha tradizione, che tal fiata vi stanziasse san Francesco”.  

Conservato gelosamente, quel pietrone sul quale era salito il santo quel giorno del 1213 di fronte a San Cristoforo viene collocato prima nella chiesa di San Francesco, poi torna nella sede originaria per ospitare la statua che ricorda oggi l’evento, accanto alla vecchia chiesetta di San Cristoforo e di fronte a quella nuova, edificata negli anni sessanta.

(da
Il Giornale dell'Umbria del 5 ottobre 2008)
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 18:51 | link | commenti | commenti
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Chi sono

Utente: ARNALDOCASALI
Nome: ARNALDO CASALI
Nato a Terni il 23 febbraio 1975, mi sono laureato in storia medievale all'università "La Sapienza" di Roma con una tesi sull'umorismo in Francesco d'Assisi. Giornalista, sono direttore della rivista "Adesso" e della webradio RadioAdesso e collaboro con il Giornale dell’Umbria e Radio TNA. Faccio parte della direzione del festival cinematografico "Cielo e Terra" e della compagnia teatrale Altromestiere. Mi occupo del coordinamento di svariati siti internet, ma non capisco niente di informatica. Sono attore dilettante e scrivo talvolta dei racconti e delle poesiole, ma rigorosamente senza talento.

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