ARNALDO CASALI

NEL MIO PICCOLO
venerdì, 24 luglio 2009

DIVIETO DI TRANSITO (CON DONNE, MUSICA E DOLCETTI)

Termina la musica. Il palcoscenico è in penombra, illuminato, possibilmente, solo da candele. Francesco è gravemente malato e quasi completamente cieco. Adagiato su una branda, o su una sedia. Parla con sofferenza ma con voce ancora energica.
Accanto a lui c’è Leone.
 
FRANCESCO: Leone, che cosa ha detto il dottore?
 
LEONE: Il dottore? … niente di particolare.
 
FRANCESCO: Che significa niente di particolare?
 
LEONE: (imbarazzato) Niente, dice che ti devi riposare…
 
FRANCESCO: Ah sì? Mi è venuto a prendere a Siena e mi ha fatto portare d’urgenza ad Assisi, scortato dalle milizie del Comune solo per farmi riposare? Leone, chi ti credi di prendere in giro? Evidentemente la situazione è grave.
 
LEONE: Ma no, è stata una… una misura precauzionale! Non volevano rischiare che tu morissi in un’altra città. Sai, c’era il rischio che poi i senesi si fregassero le reliquie, e avere il tuo corpo è importante per la gente di Assisi.
 
FRANCESCO: Quindi sto per morire.
 
LEONE: Ma no… che c’entra… solo che, solo che a Siena sei stato così male che… ma adesso stai meglio. Stai meglio, no?
 
FRANCESCO: No.
 
LEONE: Ecco.
 
FRANCESCO: Leone, puoi essere sincero con me. Non avere paura, poiché con la grazia di Dio, non sono un codardo che teme la morte. Questa sofferenza è insostenibile, e non vedo l’ora che finisca, e non vedo l'ora di trovarmi fra le braccia di Gesù. Ma la vita resta sempre il dono più prezioso di Dio. Quindi io in questo momento, davvero Leone, per me adesso va bene ogni cosa. Se vivrò ancora un po’ o morirò subito, per me è lo stesso. Sono così intimamente legato al Signore, che sono ugualmente felice sia della morte che della vita.
 
LEONE: Sicuro?
 
FRANCESCO: Sì. Dunque?
 
LEONE: La verità è che la tua malattia è in curiabile e poco ti resta da vivere, così hanno pronosticato i medici. 
 
FRANCESCO: E allora ben venga la mia sorella morte! Prendi carta e penna, Leone. Voglio dettarti il mio testamento.
 
LEONE: Un altro? Ma già me l’hai dettato a Siena! Eccolo qua: “Siccome per la mia debolezza e per la sofferenza della malattia non posso parlare, in tre parole mosterò brevemente la mia volontà e la mia intenzione a tutti i frati presenti e futuri. Cioè, in ossequio alla mia memoria, alla benedizione e al testamento, sempre si amino tra loro come io li ho amati e li amo: sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli sudditi dei prelati e chierici della santa madre chiesa”.
 
FRANCESCO: No, Leone. Questo lo abbiamo scritto in fretta e furia, quando mi sono sentito male. Te ne voglio dettare uno vero, con calma.
 
LEONE: Va bene, Francesco. Sono pronto.
 
FRANCESCO: Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allentandomi da essi, cio che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. E dopo che il Signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare: ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io, con poche parole e semplicemente lo feci scrivere e il papa me lo confermò.
Mi rileggi quello che hai scritto?
 
LEONE: “Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incedere faciendi poenitentiam: quia cum essem in peccatis nimis mihi videbatur amarum videre leprosos”.
 
FRANCESCO: Va bene. Continuiamo:
E quelli che venivano per ricevere questa vita, davano ai poveri tutte quelle cose che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca rappezzata dentro e fuori, e quelli che volevano, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. Ed eravamo illetterati, e soggetti a tutti. E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all’onestà. Coloro che non sanno, imparino, non ricevere la ricompensa, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio. Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del signore, chiedendo l’elemosina di porta in porta.
Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: “Il Signore ti dia pace”.
Si guardino i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro se non siano come si addice alla santa povertà, sempre ospitandovi come forestieri e pellegrini. Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, ovunque sono, non osino chiedere lettera alcuna lla curia Romana, ma dove non siano ricevuti, fuggano in altra terra. E non stiano a dire i frati che questa è un’altra regola: poiché questa è un ricordo, un'ammonizione e un'esortazione e il mio testamento che io frate Francesco poverello lascio a voi, perché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso. E il ministro generale e tutti gli altri ministri per obbedienza siano tenuti a non aggiungere e a non togliere niente a queste parole. E sempre tengano con sé questo scritto insieme con la regola. E a tutti i miei frati comando fermamente per obbedienza che non aggiungano spiegazioni alla Regola  dicendo: “Così si deve intendere”. E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione del’altisismo padre. E io, frate Francesco il più piccolo dei frati,v ostro servo, come posso, confermo a voi, dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen.
Abbiamo finito... Leone, ce l’hai sempre la mia benedizione?
 
(estratto dalla prima parte di Il Transito, ultimo atto dello spettacolo Il Giullare di Assisi)
 
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categorie: francesco
domenica, 12 luglio 2009

U2 LIVE

U2 LIVE 360° da te. video

Premessa

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Sono dieci anni che gli U2 sono il mio gruppo preferito in assoluto.

Gli U2 li avevo conosciuti nel 1988: l'anno che aveva segnato il mio ingresso nel mondo dell'adolescenza e, di conseguenza, il mio primo approccio con la musica pop e rock.

Era l'epoca in cui il mio grande mito era Michael Jackson, e gli U2 li odiavo tenacemente, per il semplice motivo che erano gli unici capaci di fare davvero concorrenza, e persino di metterlo in ombra, come avevano fatto con Rattle & Hum, il loro film-documentario che aveva avuto un grandissimo successo a dispetto del totale fiasco di Moonwalker, il kolossal musicale di fantascienza di Michael, che aveva registrato un totale fiasco.

Nessuno in quel periodo poteva permettersi di gareggiare con Michael. Nemmeno il buon Springsteen o il "cattivo" Prince, nemmeno la nazional-popolare Madonna, nemmeno i Queen, che prima della morte di Freddie Mercury erano un gruppo di successo ma certo non una leggenda.. Per non parlare poi di star già sul viale del tramonto come i Duran Duran, o meteore come George Michael o Nick Kamen.

Gli U2, invece, con il loro stile sobrio e umile, si preparavano a diventare il gruppo più importante del mondo, a spodestare Michaael dal trono, e io questo non lo potevo accettare.

Era il tempo di Desire e Angel of Harlem e Bono forse era ancora troppo "Bono" per i miei gusti, e finivo per accostarlo ai tanti "bonazzi" di moda in quel periodo.

Negli anni successivi, degli U2 ne avrei sentito parlare soprattutto dal mio amico Max, cultore di Achtung Baby e di Pop, che mi raccontò il celebre concerto all'areoporto dell'Urbe del 1997.

Io ero molto distaccato, collezionavo i Pavarotti & Friends e quindi conoscevo bene Miss Sarajevo, e un po' quasi li invidiavo questi fan degli U2, perché intuivo che Pop fosse qualcosa di grandioso.

Ad un certo punto mi feci anche registrare un disco da Max, un bootleg che raccoglieva una serie di live dal 1986 al 1992 che comunque non mi colpì più di tanto.

La svolta arrivò invece nel 1998, con Sweetest Thing e The best of 1980-1990. L'avevano regalato per compleanno a mio fratello, in realtà. Ma io me ne appropriai subito.

In realtà, a quel punto, gli U2 rappresentavano un approdo naturale del percorso musicale che avevo fato negli ultimi dieci anni.

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Partito da Michael Jackson, me ne ero progressivamente allontanato ed ero approdato al rock, al country, al folk, alla musica medievale, al blues e al soul. Alla continua ricerca di un nuovo "mito" che potesse sostituire il rinnegato Jackson, ero passato attraverso i Betales, i Queen, James Taylor, Sting, Bob Geldof. Mi ero avvicinato a Springsteen e a Lou Reed, ai Rolling Stones e a Patti Smith.

Nel frattempo avevo intrapreso un percorso esistenziale fatto di spiritualità, e impegno civile. Mi ero appassionato alla cultura irlandese e in particolare alla musica: partendo da Bob Geldof mi ero innamorato dei Pogues, dei Cranberries e dei Chieftiens.

Per questo dico che gli U2 furono un approdo natruale. Erano irlandesi, cattolici, impegnati sul fronte civile e sociale. Seguaci dei Beatles e amici di Sting, cultori tanto del rock quanto dell'elettronica e del blues. Insomma rappresentavano tutto ciò che avevo cercato e amato negli ultimi dieci anni., l'approdo finale di un percorso musicale, ma anche spirituale e civile.

In pochi mesi quindi, ero diventato un collezionista totale degli U2: singoli, album, bootleg. Da questo punto di vista l'arrivo di internet mi veniva incontro. Una volta sarebbe stato impossibile accedere a certe canzoni. 

AUNG SAN SU KYE da te. video

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Il concerto

Insomma, la passione per gli U2 è diventata meno infantile, ma sicuramente altrettanto totale e incondizionata di quella che avevo avuto, dieci anni prima, per Michael Jackson. Con la differenza che quella per Michael, in dieci anni, si era esaurita completamente, mentre quella per gli U2, in 10 anni, non ha fatto che rinforzarsi.

Se Michael però ero corso a vederlo appena possibile (il 4 luglio 1992 allo stadio Flaminio di Roma) gli U2, in concerto non li avevo mai visti. Né mi ero minimamente preoccupato di vederli, quando ne avevo avuto occasione (e cioè nel 2001 e nel 2005).

Sarà che del mio percorso musicale, in questi anni, ha fatto parte anche un progressivo distacco dagli eventi live. Specie quelli da stadio. Oggi il concerto mi piace vedermelo in teatro. Voglio sentire musica, non assistere ad un evento.

Ma dopo dieci anni di passione, andare ad un concerto degli U2 - ho pensato - era un atto dovuto. Peraltro questa tournée si presentava in modo particolarmente spettacolare, con il mitico palco a 360° che ha dato il nome al tour stesso.

Ad ogni modo, anche questa volta il problema si era posto e risolto subito, visto che i bgiletti erano andati esauriti prima ancora che io potessi domandarmi se e con chi avrei potuto andarci.

A sorpresa, però, il giorno stesso in cui il nuovo tour è stato inaugurato a Barcellona, le agenzie di stampa hanno dato la notizia che Ticketone aveva rimesso in vendita 500 biglietti per le due serate.

Questo, insieme alla notizia che - a sorpresa - gli U2 avevano reso omaggio a Michael Jackson, dedicandogli proprio "Angel of Harlem" e inserendoci dentro Man in the mirror e Don't stop til you get enought è stata la molla che ha fatto scattare l'idea.

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Mi sono messo subito a caccia di un compagno di viaggio, che ho trovato appena il giorno prima del concerto, nella persona del mio ex-ex-carissimo amico Alessandro Gentiletti. Nell'arco di due giorni ci siamo organizzati, il giorno prima ho acquistato il biglietto, e mercoledì pomeriggio siamo partiti alla volta di Milano senza sapere ancora nemmeno dove saremmo andati a dormire.

L'evento

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Che dire, adesso, di questa esperienza?

Beh, la prima cosa che mi viene da dire, è che è stato un evento vero. Non mi sarei mai aspettato che un concerto rock - anche se del gruppo più importante del mondo - potesse assumere le dimensioni di una Giornata Mondiale della Gioventù. Ma è stato così: giravi per Milano, e incontravi quasi solo persone che andavano al concerto. Anzi, prima ancora di arrivare a Milano era così.

Era passata circa mezz'ora da quando eravamo partiti da Roma Termini con il treno alta-velocità e un ragazzo seduto alla mia destra se ne esce con il fatto che sta andando al concerto degli U2. La ragazza che gli sta di fronte dice: "Davvero? Anc'hio!". La signora a fianco alla ragazza "veramente anche io", a quel punto io faccio: "Veramente anche noi" e il ragazzo alla mia sinistra: "anche io". Insomma, su otto posti di quello scompartimento, 7 andavano al concerto. Ci siamo tutti girati verso l'ottavo: era occupato da una signora molto anziana: "Per caso ci va anche lei?" abbiamo detto ridendo.

Poi sono inziate le classiche discussioni da fan: "Io vorrei tanto che facessero Ultraviolet", "Io su Party Girl non ci posso sperare, vero?", "Ma l'avete letta la scaletta di ieri? No, non me la dite, non voglio rovinarmi la sorpresa!".

"Io - faccio - sono venuto per sentire l'omaggio a Michael Jacskon!"

E il ragazzo alla mia destra: "Ah, beh, anche io!". Poi si scopre che, come me, aveva avuto con "Bad" il battesimo nella musica pop.

"Io non sono mai stato un fan di Michael Jackson, però devo ammettere che lui, per la musica, ha rappresentato molto di più degli stessi U2. Gli U2 sono i migliori, ma quello che fanno loro lo fanno un altro milione di gruppi. Ma quello che ha fatto Michael Jackson non lo aveva mai fatto nessuno e non lo farà mai nessuno".

In metro il caos era totale. Tutti i vagoni erano occupati da ragazzi direttia San Siro. E così è stato anche al ritorno. Girando per il centro storico di Milano non facevi che incontrare gente con la maglietta degli U2.

SUNDAY BLOODY SUNDAY da te.

Eravamo quasi arrivati in albergo, quando entriamo in un bar e vediamo un uomo che sta raccontando al barista  - un uomo dallo sguardo bonario e i capelli brizzolati - che questo è stato il suo 7° concerto degli U2. "Il primo l'ho visto nel 1986" dice.

"Perché sai - aggiunge - io sembro molto giovane, ma in realtà ho l'età tua".

E il barista: "Perché, quanti anni hai?"

E l'uomo: "Eh, quasi quaranta. Sono nel 1969".

E il barista: "Beh, io veramente sono del 1976".

E il superfan degli U2, imbarazzatissimo: "Perdonami, perdonami davvero! E' che sai, con questi capelli bianchi"

"Sì, sì, lo so. Me ne danno tutti di più".

"Davvrero, mi scusi? E che con questi capelli bianchi..." ripete il tizio, di fronte ad un sempre più imbarazzato barista brizzolato.

A quel punto, per tirare fuori entrambi d'impaccio, decido di intervenire!

"Tranquillo - faccio al barista - non è solo un problema tuo. Pensa che io sono del 1975!".

Ed entrambi, quasi in coro: "no, non è possibile!".

Il concerto

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Per quanto riguarda il concerto vero e proprio, devo dire che non ha deluso le aspettative, né sul piano dello spettacolo, né su quello strettamente musicale. Il palcoscenico ha mantenuto le sue promesse: grande quasi come tutto il campo da calcio, permetteva davvero una visione dello spettacolo perfetta a 360°, Bono era in grande spolvero, gli effetti speciali davvero speciali e la scaletta - e questo è molto importante - davvero imprevedibile. Totalmente diversa, cioè, da quelle che hanno più o meno caratterizzato le ultime tournée.

A parte i sei-sette brani dell'ultimo album No line on the horizon e quei quattro-cinque cavalli di battaglia immancabili come Sunday bloody sunday, Pride, One e With or whitout you, il resto è stato quasi tutto una sorpresa.

Totalmente assenti Boy e October (con conseguente scomparsa dalla scaletta di I will follow che si era riaffacciato nel 1997 ed era rimasto fino al 2005). Un brano solo da War: e questo sta a dire la scomparsa di un super-classico fin troppo inflazionato come New Year's Day. Quanto a Unforgettable fire, ritorna a sorpresa la canzone che dà il titolo all'album, insieme alla piccola MLK al posto di Bad. Poche sorprese le riserva invece The Joshua Tree, che continua ad essere rappresentato dalle immancabili I still haven't found what I'm looking for e Where the streets have no name. Ancora una sorresa, invece da Rattle and hum. Scomparsa la classica All i want is you, l'album è rappresentato da Desire. Ancora sorprese da Achtung Baby: non c'è traccia delle inflazionatissime Misterious ways e Even better than the real thing mentre ritorna dopo 17 anni la bellissima Ultraviolet.

Bistrattatissimi invece Zooropa e Pop di cui non rimane nessuna traccia nel concerto, mentre da All that you can leave behind tornano Stuck in a moment e Walk on. Abbastanza maltrattato anche How to dismantle an atomic bomb rappresentato solo da Vertigo.

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Bono

Grande come sempre, non manca di inserire nel grandioso spettacolo di luci anche un appello per sostenere la lotta contro l'Aids in Africa (in apertura di One), e un lungo omaggio ad Aung Saan Suu Kye.

Né può mancare un riferimento al G8 che si apre, proprio oggi, all'Aquila. Bono cazzia - come aveva già fatto tramite i giornali - Berlusconi per i suoi impegni disattesi negli aiuti all'Africa.

"So che Berlusconi, come privato cittadino, è una persona molto generosa". E scatta un "buuuuu!" generale.

Infine Michael: questa volta Bono non ne parla. Nessun omaggio esplicito, a differenza di Barcellona. Ma al termine di Desire compare Billie Jean seguita da Don't stop til you get enought.

Ah, dimenticavo: sono arrivato tardi anche al concerto. Appena prima di entrare nello stadio mi ero comprato un panino con la salsiccia e una Becks. La Becks, però, non me l'hanno fatta portare dentro, e mentre io me la finivo davanti all'ingresso, gli U2 sono entrati e hanno intonato Breathe....

PHOTOSTORY

MILANO-ROMA alta velocità

VISTA DALBERGO AUTORITRATTO DI SPIEGO

SKYFID GALLERIA

MILANO Piazza Duomo

SAN SIRO ARNIE & SAN SIRO

U2 360 Ultraviolet

u2live Ultraviolet

City of blinding lights DSC01539

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IL PIRELLONE

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Stazione centrale DSC01466

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postato da: ARNALDOCASALI alle ore 02:13 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: diario

Chi sono

Utente: ARNALDOCASALI
Nome: ARNALDO CASALI
Nato a Terni il 23 febbraio 1975, mi sono laureato in storia medievale all'università "La Sapienza" di Roma con una tesi sull'umorismo in Francesco d'Assisi. Giornalista, sono direttore della rivista "Adesso" e della webradio RadioAdesso e collaboro con il Giornale dell’Umbria e Radio TNA. Faccio parte della direzione del festival cinematografico "Cielo e Terra" e della compagnia teatrale Altromestiere. Mi occupo del coordinamento di svariati siti internet, ma non capisco niente di informatica. Sono attore dilettante e scrivo talvolta dei racconti e delle poesiole, ma rigorosamente senza talento.

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