ARNALDO CASALI

NEL MIO PICCOLO
martedì, 24 marzo 2009

L’AMORE A 30 ANNI

 
L’amore non basta. Credo che la mia età, oggi, sia quella in cui è più difficile trovare l’anima gemella, o anche semplicemente riuscire a costruire una relazione stabile.
Me lo ha detto Giovanna Mezzogiorno – che quella tra i 25 e i 35 anni è l’età più difficile – e io ci ho riflettuto molto, ultimamente.
 
A vent’anni sei pieno di forze, di energie e di passione, ma sei anche vergine. Di vita, intendo. Sei sicuramente immaturo, ma hai tutto il tempo e il modo per maturare. Non sei ancora diventato ciò che sarai nella vita. Sei pieno di sogni e puoi permetterti di sognare con qualcun altro.
Hai la voglia e la possibilità di entrare nell’esistenza di un’altra persona e fare entrare lei nella tua. Insomma, trovare la persona giusta è più facile perché puoi permetterti di crescere insieme a lei.
 
A quarant’anni, credo, è tutto l’opposto: ormai sei diventato quello che dovevi diventare. Sicuramente hai meno energie, meno passione. Ma anche meno tensioni. Hai raggiunto, se tutto va bene, una certa stabilità, una certa maturità. Certo, hai anche sclerotizzato i tuoi tic e i tuoi difetti, che ormai non riuscirai più a superare. Ma ti conosci meglio, quindi sai anche cosa chiedi davvero ad una donna, e cosa puoi offrire. Non pretendi di crescere con lei, non pretendi di cambiarla, e lei non pretenderà di cambiarti. Insomma, dovete soltanto riuscire ad incastrare le vostre vite. Ce la potete fare a camminare insieme, non in simbiosi, ma in parallelo. Ma ce la puoi fare.
  
A trent’anni, invece, sei proprio nel mezzo. Hai ancora tutta l’energia e la passione – quindi tutta la tensione dei vent’anni, ma non hai ancora la stabilità e la maturità dei quaranta.
 
Hai ancora voglia di entrare nell’esistenza di un’altra persona e fare entrare lei nella tua, ma diventa sempre più complicato riuscirci. Anche sei costretto a rapportarti, non solo con tutte le tue cicatrici ma anche con le sue.
 
E’ il momento in cui stai diventando quello che sarai. E che tu sia un uomo di successo o un frustrato, non cambia. Perché condividere la tua vita con un’altra persona è comunque difficilissimo. Condividere i tuoi  impegni, i tuoi successi e le tue frustrazioni con un’altra persona che ha altrettanti impegni, successi e frustrazioni, diventa quasi impossibile.
 
Non ti conosci, a trent’anni. Sai cosa non sei più, ma non sai cosa sarai. Sai ciò che non vuoi essere, ma non hai ancora un’idea così chiara di ciò che vuoi diventare.
 
Sai perfettamente quali sono i tuoi limiti e i tuoi difetti, ma non sai affatto quali di questi riuscirai a superare e quali ti porterai dietro per tutta la vita.
 
Di certo, non puoi permetterti di sbagliare o di perdere tempo come un ventenne, ma non puoi – non devi -  nemmeno accontentarti, nemmeno rilassarti come farai in futuro.
 
E’ il momento in cui hai in mano la tua vita. Forse l’unico in cui ce l’hai in mano completamente, ed è una responsabilità non da poco. Per questo – dicono – è l’età più bella. E io ci credo pure. Ma è anche l’età più difficile, almeno per l’amore.
 
O no?
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categorie: pensieri, editoriali
mercoledì, 18 marzo 2009

FAMMI ANDAR VIA

romantic

Fammi andar via
liberami
da questa prigionia
fammi andar via
risparmiami
un'altra litania
non serve a niente
dire che mi ami
ma tanto chi ci sente
se per noi
si parleranno d'ora in poi
i legami
un minuto di raccoglimento
oggi si è spento un sogno
conti fino a cento
e torni a vivere
perché hai bisogno
e se andrai lontano fa' che non sia troppo fuori
mano
o trova un posto irraggiungibile
e calerà la fine
in questo cine senza schermo
io e te come in un fermo immagine
attori e spettatori
chiama la polizia
che ho appena fatto fuori
la tua bella allegria
per risparmiarle ancora dei dolori
non la potevo più soffrire
non dovrà soffrire più
ci amammo alla follia
poi siamo rinsaviti
per quella malattia di noi guariti
dal quel fottuto medico del tempo
al crocevia di una via crucis
via la croce e cosi' sia
fammi andar via
aiutami
in questa eutanasia
non ci ameremo più qui ma attraverso
ciò che in altri giorni avremo perso
e nei ritorni della gelosia
ce lo divideremo
quel pagheremo al boia
per crepare poi di noia o nostalgia
ma che sia morte e mai ferita
quando tu chiederai
i baci e un'altra vita
agli uomini usurai
diglielo che tra noi non è finita
che ti ho fregato tutto che sei in lutto
che sei roba mia
l'avrebbero chiamato poi
il nostro numeretto
e tocca pure a noi noi dentro il sacchetto
di questa sporta tombola del mondo
che vuoi che sia sia che sia
si' sia che sia no lascia che sia cosi'
poi sia poesia
fammi andar via
perdonati
questa vigliaccheria
fammi andar via
fallo per me
fammi andar via da te...

Claudio Baglioni, 1996

Se qualcuno organizzasse così gli eventi valentiniani...

postato da: ARNALDOCASALI alle ore 13:51 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: letture, dediche
giovedì, 12 marzo 2009

Non sei tu che scrivi una poesia, è qualcun altro che te la scrive sulla faccia, e tu ti limiti a pulirti con un foglio A4
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 14:16 | link | commenti | commenti
categorie: pensieri, diario, frasi, ego
martedì, 10 marzo 2009

CUORE DI RANA

Il tuo sorriso affettato
La tua dolcezza salata
Il talento ostentato
di un'artista ostinata.
 
Il tuo affettuoso rancore
Il tuo quieto rumore
La tua sincera ipocrisia
Il tuo fermo motore.
 
La tua incerta presunzione
La tua ambigua chiarezza
La tua allegra tristezza
E’ una violenta carezza.
 
Più che un girino
Sulla via di principessa
Sei un ossimoro vivente
Ossessionato dal consenso.
Inequivocabile dubbio
Disorientato senso
Come un ateo fervente
Un estraneo parente
Un aborto nascente
Un attimo sfuggente.
 
Dall’alto del tuo cazzo e due barattoli
Ti credi un’umile diva
Sbalorditiva
Serva e regina
della scena
ammirata fino a fare pena
Involontaria rubacuori
con la tua sporca purezza
Dispensatrice di bellezza
E di dolori.
 
Piccola fragile bimba
In cerca di conferme
Infida guerriera ardita
 - spada alla mano -
Nella foresta della vita.
 
Occhio di luna
Cuore di rana
Buona fortuna
Casta puttana
 
Perdona questa contropoesia
Autopsia di un antisentimento
Spento
Saggio pazzo deludente
Di un pallone sgonfiato
Vinta perdente
Di un nastro morente
E ancora parljante.
 
Più che sesso
Mi fai sasso
Pesante e pensante
Mi fai merda nel cesso
Pesante più che pensante
Di sicuro depresso
Di sicuro distante.
 
Come è acerba
l’erba
Del vicino vincente.
 
Addio cinica idealista
Surfista del cuore
Addio carne d’attore
Gioioso dolore.
Delirio meditato
Calcolo delirante
Potenzialmente amica
Oppure odiosa amante
 
Addio fame nauseante
Delusione prevista
 
Musa col muso
Che ti lascia confuso
pallido vento
Di un trionfo scontento.
 
Affetto elargito
Per un bacio mai dato
Coraggio fuggito
Di un maschio marito
Abbandonato.
 
Autentica falsità
Forza simulata
Ipocrita sincerità
Fortezza disarmata.
Biglietto da un euro
Di un moro che è biondo
Buffone assai serio
deserto fecondo.
 
Zizze di nespola
Cuore rotondo
Viso schiacciato
Sul vetro del mondo.
 
Memole Pollon
Chiocciola infante
Casa di bambola
Piuma pesante.
 
Larva d’artista
Amica di pochi
Sorda egoista
Compagna di giochi.
 
Pazza ragione
Latte ormai rancido
Dolcezza al limone
Sporco più candido.
 
Salvia e salvietta
Candida e gretta
Dammi una mano
A fare più in fretta
A chiudere male
Questo acido miele
E ogni riferimento
È puramente causale.
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 20:01 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: poesiole e canzoncine
sabato, 07 marzo 2009

LETTERA (MAI SPEDITA) AD ALESSANDRO D'ALATRI


I GIARDINI DELL'EDEN da te.

Terni, luglio 2002.
 
Caro Alessandro D’Alatri,
 
Mi chiamo Arnaldo Casali, ho ventisette anni e da tre faccio il giornalista. Tra le varie occupazioni dirigo una rivista di impegno sociale, civile e culturale chiamata “Adesso”, che riprende (indegnamente) il nome della storica testata fondata nel 1949 da don Primo Mazzolari.
 
Ti scrivo perché ho da poco (e finalmente) visto “Casomai” e – esattamente come mi accadde per “I giardini dell’Eden” – sento fortemente l’esigenza di ringraziarti per aver realizzato un’opera simile, e nello stesso tempo ho molte domande che mi piacerebbe condividere con te.
 
Ai tempi dei “Giardini dell’Eden” non facevo ancora il giornalista, e la lettera che ti scrissi non l’ho mai spedita e giace ancora in qualche vecchio dischetto. Oggi quelle domande mi piacerebbe poterle concretizzare in un’intervista da pubblicare sulle pagine di “Adesso” e sul sito web reteblu.org, che è stato fondato dalla giornalista delle Paoline Mirella Camera e che da quasi un anno è gestito dalla nostra redazione.
Sperando quindi di poterti incontrare, a Roma “dal vivo” o virtualmente, per e-mail, ti voglio intanto – se ci riesco – sintetizzare quello che i suoi ultimi film mi hanno suscitato.
 
De “I giardini dell’Eden” devo dire che l’ho amato già molto tempo prima di vederlo: innanzitutto per l’argomento trattato, che nessuno aveva mai affrontato prima (e del quale, da cristiano in piena formazione e in ricerca, avevo davvero bisogno!) ma anche per la formula stessa scelta (ad esempio, ho apprezzato moltissimo la scelta di utilizzare i nomi originali) e per quello splendido manifesto con il volto di Kim Rossi Stuart e la scritta ARMATEVI con la “R” cancellata.
 
Non sto a dilungarmi, per non essere eccessivamente prolisso, su tutte le domande e le riflessioni suscitatemi dall’attesa, la visione, e la lettura del libro “Attraversando i Giardini dell’Eden”, ma anche le considerazioni sulla pessima distribuzione – e di conseguenza la scarsa fortuna – che il film ebbe (posso dirti che a Terni non è mai arrivato, e ricordo che a Roma era proiettato in un solo cinema. Cosa davvero scandalosa per un film di quella portata).
 
Sicuramente per me quello era il film giusto al momento giusto, e forse proprio per questo – tutto sommato - mi ha ‘parlato’ meno di Casomai. Semplicemente condividevo troppo le idee espresse, i contenuti, anche il background culturale visto che la mia formazione universitaria riguarda la Storia del Cristianesimo (sto preparando la tesi su Francesco d’Assisi).
Casomai, invece, è tutto incentrato su valori che io onestamente avevo accantonato da tempo. Pur essendo cattolico, ho sempre sentito più forte l’anima “rivoluzionaria” del Vangelo e questo film mi ha aiutato invece a rivalutare – e anche questa volta proprio nel momento giusto, quando cioè cominciavo, per ragioni del tutto personali, a rivalutare il matrimonio e l’amore di coppia - certi valori tipicamente cattolici ma che io avevo sempre come ‘vecchi’ e ‘ingenui’.
Complessivamente devo dire che “I giardini dell’Eden” e “Casomai”, pur apparentemente così distanti, a mio parere sono le due facce della stessa medaglia, sono due capitoli dello stesso libro: entrambi parlano di Amore: sono un po’ la teoria e la pratica, l’amore di Dio e l’amore dell’uomo, il divino e il terrestre, l’eccezionale e il quotidiano.
Mi hanno fatto pensare alla Canzone d’amore esagerata contenuta nell’ultimo disco di Jovanotti, personaggio la cui poetica trovo molto vicino alla tua e che non ha caso c’era nei Giardini (poi so che avete avuto problemi, anche se non ho mai capito bene cosa sia successo, e ancora me lo domando!).
 
Ho trovato, e spero che la cosa non ti dispiacerà, Casomai un film autenticamente cattolico, e al di là della tua confessione (ai tempi dei Giardini ti definivi un “ex cattolico distratto”) credo sia davvero bello che ci sia qualcuno in Italia che faccia film così, visto che davvero non ce ne sono altri di registi come te, e anche i presunti autori cattolici si limitano al massimo a ricamare un’esaltazione della Chiesa-Istituzione lasciando ben da parte il Vangelo.
 
Bene, perdonami se ti ho annoiato. Ti ringrazio di tutto cuore per il tuo lavoro, spero di poter interagire con te e continuo a sognare un film su Francesco che porti la tua firma.
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 00:00 | link | commenti | commenti
categorie: lettere

Chi sono

Utente: ARNALDOCASALI
Nome: ARNALDO CASALI
Nato a Terni il 23 febbraio 1975, mi sono laureato in storia medievale all'università "La Sapienza" di Roma con una tesi sull'umorismo in Francesco d'Assisi. Giornalista, sono direttore della rivista "Adesso" e della webradio RadioAdesso e collaboro con il Giornale dell’Umbria e Radio TNA. Faccio parte della direzione del festival cinematografico "Cielo e Terra" e della compagnia teatrale Altromestiere. Mi occupo del coordinamento di svariati siti internet, ma non capisco niente di informatica. Sono attore dilettante e scrivo talvolta dei racconti e delle poesiole, ma rigorosamente senza talento.

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