
Tutto ha avuto inizio dodici anni fa.
Passeggiavo per Piazza Navona, durante le feste natalizie, e ho avuto l'ispirazione per un racconto di Natale.
Quel racconto parlava di una donna che passeggiando da sola per le vie di Roma alla vigilia di Natale, attraversava - in qualche modo - tutte le grandi storie di Natale. Ma dico, proprio tutte. Scrissi solo l'incipit. Poi il Natale passò.
Passò un anno. E tra il 23 e 28 dicembre scrissi una ventina di racconti, tutti ambientati nel Giorno di Natale. Ma stavolta non finì a Natale. Come preso da una febbre di racconti natalizi, continuai a scrivere fino a Pasqua. L'anno dopo - dieci anni fa esatti - misi tutto in ordine, e stampai la prima versione di Il Giorno di Natale. Una trentina di racconti ormai: che spaziavano dalla morte di Charlie Chaplin alla nascita di Happy Xmas, dal seguito dei Promessi sposi alla leggenda di San Nicola.
Feci leggere Il Giorno di Natale a un po' di amici e iniziai a meditarne una pubblicazione. Un giorno. Chissà quando e chissà dove.
Nel corso dell'anno che passò iniziai a collaborare con Adesso e nel dicembre del 1999 proposi la pubblicazione di uno dei racconti, il più importante, quello in cui ho rivistato la nascita di Gesù, al direttore. E così, il n.12 della rivista ospitò il mio racconto - Jeoshua - illustrato da un giovanissimo disegnatore oggi artista affermato: Desiderio Sanzi.
In Jeoshua rileggevo a modo mio la nascita di Gesù. A modo mio fino a un certo punto, nel senso che la mia intenzione era quella di raccontare in modo assolutamente storico e realistico la storia d'amore di Maria e Giuseppe, superando la tradizione (che ci arriva in gran parte dai Vangeli apocrifi) per arrivare alla storia.
Una grande innovazione del mio racconto fu l'utilizzo dei nomi dei personaggi evangelici in lingua originale. Jeoshua, Myriam, Josef, Zakaryah, Elisheba. Non Gesù, Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta.
Era il 1997 e a quanto mi risulta, nessuno prima di me aveva fatto questa scelta. E fu bellissimo, un anno dopo, scoprire che quella stessa scelta l'aveva fatta Alessandro D'Alatri per I Giardini dell'Eden, film dedicato alla giovinezza di Gesù. Al quale fui quindi legatissimo prima ancora di vederlo, e che quest'anno sono riuscito a proiettare al filmfestival popoli e religioni consegnando ad Alessandro il premio alla carriera.
Tornando al Giorno di Natale, divenne presto uno dei cardini delle mie personali tradizioni natalizie. Non c'è anno in cui non l'abbia tirato fuori, magari anche solo per leggerlo, come accaduto nel 2000, anno in cui - di fatto - non è successo niente di nuovo al racconto.
Nel 2001, invece, il racconto è stato finalmente pubblicato integralmente per la prima volta: online, sul portale Reteblu, dove tuttora si può leggere. Ad essere pubblicata però, non è stata la versione 1998, ma una nuova versione "aggiornata" con tre nuovi racconti, scritti proprio nel 2001: La festa (dedicato al Natale africano), Natale 2001 (pura cronaca di quanto avevo visto in quei giorni), e La cometa, che è in realtà la semplice trascrizione di un racconto pubblicato da uno dei ragazzi della comunità psichiatrica dove stavo facendo in quei mesi servizio civile: Mirko, che l'aveva pubblicato su una rivista pubblicata dall'Asl.
L'anno successivo fu Agnieszka ad ispirarmi un nuovo racconto. Ci eravamo conosciuti nell'estate del 2002, nel segno di Francesco. Agnie, infatti, doveva entrare nel monastero di clausura delle Clarisse della Santissima Annunziata. Fu un colpo di fulmine. Ci siamo conosciuti il 29 giugno, e il 13 luglio eravamo già fidanzati.
Non abbiamo mai passato un Natale insieme, ma quel primo capodanno insieme avevamo deciso di trascorrerlo ad Assisi. Era aspettando il suo arrivo dalla Polonia che - il 28 dicembre del 2002 - scrissi Oltre il bosco, in cui il Natale era in realtà solo un pretesto per raccontare la storia d'amore tra un giovane compagno di Francesco (che rimane anonimo), e Agnese, la sorella di santa Chiara; santa a sua volta.
Oltre il bosco, ribatezzato Agnese fu subito inserito in Il Giorno di Natale. Tre anni dopo lo riscrissi integralmente, aggiungendo molte parti (e ricordando, ad esempio, che il vero nome di Agnese era Caterina). La nuova versione non fu mai inserita nel Giorno di Natale ed è stata pubblicata autonomamente - con il nome La Rosa d'inverno solo nel 2007, su questo blog.
Il 2003 è stato un altro anno "fermo" per il mio racconto natalizio. Mentre nel 2004, la morte di mia nonna - avvenuta a novembre - e quella della madre di Roberto Benigni, avvenuta a Natale di quello stesso anno, mi ispirarono una nuova storia: Isolina. In realtà, però, come spesso mi era capitato, l'ispirazione restò ferma un anno, e completai il racconto (inserendolo nella versione online) solo tra il Natale del 2005 e la Befana 2006.
Nel frattempo altre idee erano arrivate. E come sempre, avevano dovuto aspettare un anno per arrivare a compimento. Tradizioni di Natale ennesimo - e momentaneamente definitivo - racconto autobiografico sul Natale (si parla persino di Il Giorno di Natale) iniziato nel Natale del 2005, è stato completato e pubblicato su questo blog solo nel Natale 2006, insieme a Jacopone, totalmente plagiato, copiato, o se vogliamo "estratto" o "campionato" dal romanzo Il terzo cielo di Lilia Sebastiani.
Come Charlie e il Natale del 1977, voleva essere un omaggio a Chaplin a vent'anni dalla morte, Jacopone ha rappresentato il mio personalissimo omagio al grande francescano-poeta nel settecentesimo anniversario dalla morte, avvenuta nel Natale del 1306.
E ancora: il 2006 ha portato anche James Brown, racconto instantaneo sulla morte del re del Soul - avvenuta proprio il giorno di Natale di quell'anno - anche in questo caso "campionato" (ovvero apertamente copiato) da un post pubblicato da Jovanotti nel suo sito web per commentare la morte di Brown.
James Brown ha rappresentato anche il secondo racconto di Natale che vede protagonista Jovanotti, a 9 anni dalla stesura di O è Natale tutti i giorni, il racconto che apre Il Giorno di Natale e che è ispirato al testo della canzone scritta con Luca Carboni nel 1992.
A dieci anni dall'inizio del Giorno di Natale, nel 2006 ho anche deciso che bisognava concludere l'esperienza di questo racconto. Perché va bene la tradizione di scrivere ogni anno un racconto natalizio, ma se davvero volevo pubblicare questo libro, bisognava trovare il coraggio di scrivere anche la parola fine.
D'altra parte, proprio quell'anno una casa editrice mi ha proposto la pubblicazione del libro. A mie spese, però. E io ho rifiutato. Anche perché il racconto non era ancora finito. C'erano ancora tante storie natalizie che volevo raccontarle. E per farla breve, ho deciso di metterle tutte insieme, in un lungo racconto finale chiamato Christmas Remix. L'ho iniziato nel 2006, ma finito - ovviamente - solo l'anno scorso. Però, stavolta, ci ho messo davvero dentro tutto. Tutto quello che mancava: da Canto di Natale di Dickens a I cerini di Santo Nicola di Capossela, da Silent Night e White Christmas a Tu scendi dalle stelle, fino a Natale in Casa Cupiello per concludere con il Pranzo in Cattedrale, racconto in cui oltre al vescovo di Terni Vincenzo Paglia, mio padre e mia madre, e altri personaggi reali che hanno partecipato ai pranzi di Natale con i poveri compaiono anche - come a fare un ultimo saluto ai lettori - tanti protagonisti dei racconti che compongono Il Giorno di Natale: da Lina, che avevamo visto prima bambina in Santa Lucia e la vecchia cattiva e poi anziana in ospizio in Natale da Tiffany al senegalese Alì e il barbone Palladio.
Solo Isabella non c'è, e continua a vagare da sola per le strade di Roma, riscaldata solo da quel sorriso di Palladio.
Con Christmas Remix avevo deciso di chiudere per sempre il Giorno di Natale. Ma poi mi sono ricordato che mi ero dimenticato un altro Natale importantissimo: quello in occasione del quale santa Chiara "inventò" la televisione.
Ho aspettato il momento giusto, e l'11 agosto - festa di Santa Chiara - l'ho scritto. Supplememento per un'opera compiuta.
Adesso che l'ho finito davvero, vorrei riuscire a farlo leggere al maggior numero di persone possibili.
Quello che ho fatto quest'anno, è stato quindi - a dieci anni dalla prima - mettere insieme una nuova versione, rivista, corretta e stampata (per ora in pochissime copie), mente su Facebook continuo a riproporre racconti sparsi.
Ora, a parte un'eventuale pubblicazione, un nuovo obiettivo è all'orizzonte: il radio racconto. Un'idea che risale a un paio di anni fa e che ora sta diventando concreta. Quest'anno ce ne saranno una decina, e andranno in onda - se tutto va bene - su Radio TNA il giorno della Befana. Ma per il prossimo anno vorrei riuscire a farlo tutto. Sto coinvolgendo amici, attori, e attori amici.
Insomma, Il Giorno di Natale è finalmente concluso, ma continua a vivere...
Quando sarò capace di amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.
Quando sarò capace di amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.
Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non stia lontana neanche col pensiero.
Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa
Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.
Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando ragiono
ma come quando respiro.
Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.
E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.
Quando sarò capace di amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere
un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.
Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.
Così vorrei amare.
Giorgio Gaber