ARNALDO CASALI

NEL MIO PICCOLO
giovedì, 25 dicembre 2008

IL GIORNO DI NATALE




Tutto ha avuto inizio dodici anni fa.

Passeggiavo per Piazza Navona, durante le feste natalizie, e ho avuto l'ispirazione per un racconto di Natale.

Quel racconto parlava di una donna che passeggiando da sola per le vie di Roma alla vigilia di Natale, attraversava - in qualche modo - tutte le grandi storie di Natale. Ma dico, proprio tutte. Scrissi solo l'incipit. Poi il Natale passò. 

Passò un anno. E tra il 23 e 28 dicembre scrissi una ventina di racconti, tutti ambientati nel Giorno di Natale. Ma stavolta non finì a Natale. Come preso da una febbre di racconti natalizi, continuai a scrivere fino a Pasqua. L'anno dopo  - dieci anni fa esatti - misi tutto in ordine, e stampai la prima versione di Il Giorno di Natale. Una trentina di racconti ormai: che spaziavano dalla morte di Charlie Chaplin alla nascita di Happy Xmas, dal seguito dei Promessi sposi alla leggenda di San Nicola.

Feci leggere Il Giorno di Natale a un po' di amici e iniziai a meditarne una pubblicazione. Un giorno. Chissà quando e chissà dove.

Nel corso dell'anno che passò iniziai a collaborare con Adesso e nel dicembre del 1999 proposi la pubblicazione di uno dei racconti, il più importante, quello in cui ho rivistato la nascita di Gesù, al direttore. E così, il n.12 della rivista ospitò il mio racconto - Jeoshua - illustrato da un giovanissimo disegnatore oggi artista affermato: Desiderio Sanzi.

In Jeoshua rileggevo a modo mio la nascita di Gesù. A modo mio fino a un certo punto, nel senso che la mia intenzione era quella di raccontare in modo assolutamente storico e realistico la storia d'amore di Maria e Giuseppe, superando la tradizione (che ci arriva in gran parte dai Vangeli apocrifi) per arrivare alla storia.

Una grande innovazione del mio racconto fu l'utilizzo dei nomi dei personaggi evangelici in lingua originale. Jeoshua, Myriam, Josef, Zakaryah, Elisheba. Non Gesù, Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta.

Era il 1997 e a quanto mi risulta, nessuno prima di me aveva fatto questa scelta. E fu bellissimo, un anno dopo, scoprire che quella stessa scelta l'aveva fatta Alessandro D'Alatri per I Giardini dell'Eden, film dedicato alla giovinezza di Gesù. Al quale fui quindi legatissimo prima ancora di vederlo, e che quest'anno sono riuscito a proiettare al filmfestival popoli e religioni consegnando ad Alessandro il premio alla carriera.

Tornando al Giorno di Natale, divenne presto uno dei cardini delle mie personali tradizioni natalizie. Non c'è anno in cui non l'abbia tirato fuori, magari anche solo per leggerlo, come accaduto nel 2000, anno in cui - di fatto - non è successo niente di nuovo al racconto.

Nel 2001, invece, il racconto è stato finalmente pubblicato integralmente per la prima volta: online, sul portale Reteblu, dove tuttora si può leggere. Ad essere pubblicata però, non è stata la versione 1998, ma una nuova versione "aggiornata" con tre nuovi racconti, scritti proprio nel 2001: La festa (dedicato al Natale africano), Natale 2001 (pura cronaca di quanto avevo visto in quei giorni), e La cometa, che è in realtà la semplice trascrizione di un racconto pubblicato da uno dei ragazzi della comunità psichiatrica dove stavo facendo in quei mesi servizio civile: Mirko, che l'aveva pubblicato su una rivista pubblicata dall'Asl.

L'anno successivo fu Agnieszka ad ispirarmi un nuovo racconto. Ci eravamo conosciuti nell'estate del 2002, nel segno di Francesco. Agnie, infatti, doveva entrare nel monastero di clausura delle Clarisse della Santissima Annunziata. Fu un colpo di fulmine. Ci siamo conosciuti il 29 giugno, e il 13 luglio eravamo già fidanzati.

Non abbiamo mai passato un Natale insieme, ma quel primo capodanno insieme avevamo deciso di trascorrerlo ad Assisi. Era aspettando il suo arrivo dalla Polonia che - il 28 dicembre del 2002 - scrissi Oltre il bosco, in cui il Natale era in realtà solo un pretesto per raccontare la storia d'amore tra un giovane compagno di Francesco (che rimane anonimo), e Agnese, la sorella di santa Chiara; santa a sua volta.

Oltre il bosco, ribatezzato Agnese fu subito inserito in Il Giorno di Natale. Tre anni dopo lo riscrissi integralmente, aggiungendo molte parti (e ricordando, ad esempio, che il vero nome di Agnese era Caterina). La nuova versione non fu mai inserita nel Giorno di Natale ed è stata pubblicata autonomamente - con il nome La Rosa d'inverno solo nel 2007, su questo blog.

Il 2003 è stato un altro anno "fermo" per il mio racconto natalizio. Mentre nel 2004, la morte di mia nonna - avvenuta a novembre - e quella della madre di Roberto Benigni, avvenuta a Natale di quello stesso anno, mi ispirarono una nuova storia: Isolina. In realtà, però, come spesso mi era capitato, l'ispirazione restò ferma un anno, e completai il racconto (inserendolo nella versione online) solo tra il Natale del 2005 e la Befana 2006.

Nel frattempo altre idee erano arrivate. E come sempre, avevano dovuto aspettare un anno per arrivare a compimento. Tradizioni di Natale ennesimo - e momentaneamente definitivo - racconto autobiografico sul Natale (si parla persino di Il Giorno di Natale) iniziato nel Natale del 2005, è stato completato e pubblicato su questo blog solo nel Natale 2006, insieme a Jacopone, totalmente plagiato, copiato, o se vogliamo "estratto" o "campionato" dal romanzo Il terzo cielo di Lilia Sebastiani.

Come Charlie e il Natale del 1977, voleva essere un omaggio a Chaplin a vent'anni dalla morte, Jacopone ha rappresentato il mio personalissimo omagio al grande francescano-poeta nel settecentesimo anniversario dalla morte, avvenuta nel Natale del 1306.

E ancora: il 2006 ha portato anche James Brown, racconto instantaneo sulla morte del re del Soul - avvenuta proprio il giorno di Natale di quell'anno - anche in questo caso "campionato" (ovvero apertamente copiato) da un post pubblicato da Jovanotti nel suo sito web per commentare la morte di Brown.

James Brown ha rappresentato anche il secondo racconto di Natale che vede protagonista Jovanotti, a 9 anni dalla stesura di O è Natale tutti i giorni, il racconto che apre Il Giorno di Natale e che è ispirato al testo della canzone scritta con Luca Carboni nel 1992.

A dieci anni dall'inizio del Giorno di Natale, nel 2006 ho anche deciso che bisognava concludere l'esperienza di questo racconto. Perché va bene la tradizione di scrivere ogni anno un racconto natalizio, ma se davvero volevo pubblicare questo libro, bisognava trovare il coraggio di scrivere anche la parola fine.

D'altra parte, proprio quell'anno una casa editrice mi ha proposto la pubblicazione del libro. A mie spese, però. E io ho rifiutato. Anche perché il racconto non era ancora finito. C'erano ancora tante storie natalizie che volevo raccontarle. E per farla breve, ho deciso di metterle tutte insieme, in un lungo racconto finale chiamato Christmas Remix. L'ho iniziato nel 2006, ma finito - ovviamente - solo l'anno scorso. Però, stavolta, ci ho messo davvero dentro tutto. Tutto quello che mancava: da Canto di Natale di Dickens a I cerini di Santo Nicola di Capossela, da Silent Night e White Christmas a Tu scendi dalle stelle, fino a Natale in Casa Cupiello per concludere con il Pranzo in Cattedrale, racconto in cui oltre al vescovo di Terni Vincenzo Paglia, mio padre e mia madre, e altri personaggi reali che hanno partecipato ai pranzi di Natale con i poveri compaiono anche - come a fare un ultimo saluto ai lettori - tanti protagonisti dei racconti che compongono Il Giorno di Natale: da Lina, che avevamo visto prima bambina in Santa Lucia e la vecchia cattiva e poi anziana in ospizio in Natale da Tiffany al senegalese Alì e il barbone Palladio.

Solo Isabella non c'è, e continua a vagare da sola per le strade di Roma, riscaldata solo da quel sorriso di Palladio.

Con Christmas Remix avevo deciso di chiudere per sempre il Giorno di Natale. Ma poi mi sono ricordato che mi ero dimenticato un altro Natale importantissimo: quello in occasione del quale santa Chiara "inventò" la televisione.

Ho aspettato il momento giusto, e l'11 agosto - festa di Santa Chiara - l'ho scritto. Supplememento per un'opera compiuta.

Adesso che l'ho finito davvero, vorrei riuscire a farlo leggere al maggior numero di persone possibili.

Quello che ho fatto quest'anno, è stato quindi - a dieci anni dalla prima - mettere insieme una nuova versione, rivista, corretta e stampata (per ora in pochissime copie), mente su Facebook continuo a riproporre racconti sparsi.

Ora, a parte un'eventuale pubblicazione, un nuovo obiettivo è all'orizzonte: il radio racconto. Un'idea che risale a un paio di anni fa e che ora sta diventando concreta. Quest'anno ce ne saranno una decina, e andranno in onda - se tutto va bene - su Radio TNA il giorno della Befana. Ma per il prossimo anno vorrei riuscire a farlo tutto. Sto coinvolgendo amici, attori, e attori amici.

Insomma, Il Giorno di Natale è finalmente concluso, ma continua a vivere...

IL GIORNO DI NATALE

postato da: ARNALDOCASALI alle ore 16:52 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: diario
sabato, 20 dicembre 2008

QUANDO SARO' CAPACE DI AMARE

rebecca2

Quando sarò capace di amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace di amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa

Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace di amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

Giorgio Gaber

postato da: ARNALDOCASALI alle ore 15:36 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: letture, dediche
martedì, 16 dicembre 2008

SANTA LUCIA E LA VECCHIA CATTIVA

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Per i bambini di Lenna la notte del 13 dicembre era anche più importante del Natale.

Davanti al caminetto Nonna Ada raccontava alla piccola Lina la storia di Santa Lucia, che quella sera sarebbe passata in tutto il paese a portare i regali ai bambini.

“Ma perché si chiama proprio Lucia?” domandava Lina stringendosi nello scialle e avvicinandosi al camino.
“Perché porta la luce - diceva la nonna - hai visto che dalla fine dell’estate le giornate si sono fatte sempre più corte? E’ l’Inverno, che ha portato il buio e il freddo. Ma questa notte Lucia verrà a combattere il freddo e la cattiva stagione. Caccerà via l’Inverno e farà largo alla primavera che porterà il caldo e così le giornate ricominceranno ad allungarsi”.
“Ma perché Santa Lucia porta sempre quelle uova sul piattino?” domandava la piccola pensando alla statua che tante volte aveva osservato nella chiesa di San Francesco.
“Non sono uova, sono i suoi occhi! Devi sapere che quando è nata Lucia c’era ancora la religione pagana, e i cristiani, se non si convertivano, venivano ammazzati tutti dai romani!”.
“Veramente? - domandò Lina meravigliata - e cosa gli facevano?”.
“Li davano in pasto ai leoni, nel Colosseo. Oppure li mettevano in croce, come Gesù e san Pietro, o gli tagliavano la testa, come hanno fatto a San Paolo, o li bruciavano sulla graticola come san Lorenzo”.
Gli occhi della bimba si riempirono di orrore.
“Lucia era una cristiana, ed era una ragazza bellissima e i suoi occhi erano meravigliosi. Pieni di luce! Ovviamente Lucia si era votata alla castità e anche solo la vista di un uomo le procurava fastidio e la metteva a disagio. Ora, un soldato romano molto cattivo si era innamorato di lei e aveva preso a corteggiarla sfacciatamente dicendole che in un modo o nell’altro sarebbe riuscito ad avere quegli splendidi occhi tutti per sé. Allora Lucia sai cosa ha fatto? Si è cavata gli occhi e glie li ha mandati su un piattino con un messaggio: “Ti piacevano tanto, ora sono per te. Prendi questi e lascia stare il resto del corpo!”.
Per questo adesso è la protettrice della vista”.

Quella notte Santa Lucia passò per le case di Lenna come ogni anno e portò i regali a tutti i bambini del paese.

Eppure a Lina non portò niente. Così come non portò niente a molti altri bambini poveri.
“Perché? - piangeva Lina - perché se è tanto buona a me non ha portato niente?”.
“Non è stata colpa sua” diceva nonna Ada mentre la accarezzava e le asciugava le lacrime.

“E’ stata una vecchia cattiva e malefica che ha fermato Lucia mentre passava per le case e le ha rubato tutti i regali lasciandola senza niente! E’ per questo che non ha fatto in tempo ad arrivare qui. Non è colpa sua!”.
“E’ chi è questa vecchia cattiva? Voglio vederla!”.

E la nonna la accontentò. Fece vestire la nipote e uscirono di casa camminando per le vie fredde di Lenna fino ad arrivare alla piazza principale. Là trovarono tanta altra gente. C’erano tutti i bambini poveri del paese con i loro genitori. Al centro della piazza c’era un grande falò.

“Guarda” disse Ada indicando a Lina una vecchia molto brutta, dal volto legnoso e il portamento rigido, che sembrava appoggiata al muro in un angolo della piazza. “E’ lei! L’hanno presa e adesso la puniscono!”.

La folla si gettò sulla vecchia e questa si lasciò trascinare nel falò senza ribellarsi.

La gettarono nel fuoco e quella cadde dentro come una scopa.

Lina guardava la vecchia ardere nel fuoco, punita finalmente delle sue malefatte. Punita per averle impedito anche quell’anno di essere felice come tutti gli altri bambini.

Un leggero ghingno di soddisfazione si disegnò sul volto della bambina.

Natale 1997
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 20:57 | link | commenti | commenti
categorie: racconti
lunedì, 15 dicembre 2008

facebook gossip

Penso proprio che se Dante avesse pubblicato la Divina Commedia su facebook, gli amici avrebbero commentato solo la tresca con Beatrice.
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 18:08 | link | commenti | commenti
categorie: frasi
sabato, 13 dicembre 2008

TUTTO E' RELATIVO

Arnolfo Menenghini fu il primo ad accorgersene.
C'era qualcosa di strano nel cielo.
 
 
L'astronave aveva viaggiato per migliaia e migliaia di anni luce alla ricerca di altri pianeti viventi, di altre forme di vita; i navigatori avevano percorso tutta la galassia, esaminato ogni genere di pianeti, stelle, asteroidi, meteore.
Si fermarono davanti a quel curioso globo azzurrino che girava su se stesso e si spostava intorno ad una grande palla di fuoco che a giudicare dal calore che emanava era meglio tenere alla larga.
Però quella piccola sfera era veramente curiosa. I navigatori non avevano mai visto niente di simile in tutti i loro viaggi.
 
Gli astronomi avevano appena cominciato a notare qualcosa di strano nello spazio; un oggetto volante non bene identificato era entrato nel sistema solare e si stava avvicinando alla Terra. Non era un meteorite, e non era una cometa.
Non si potevano conoscere con certezza le dimensioni, ma doveva essere enorme e anche molto vicino.
Pochi giorni dopo i primi, confusi avvistamenti, quegli strani oggetti spaziali si moltiplicarono. Sembrava che il primo ne avesse generati altri due molto più piccoli che si stavano avvicinando velocemente al pianeta.
 
Due dei navigatori uscirono dall'astronave per esaminare da vicino lo strano oggetto sferoidale che galleggiava nello spazio.
La forma era effettivamente quella di una sfera anche se leggermente schiacciata. Aveva un colore confuso bianco-azzurro con macchie marroncine.
Girava velocemente su se stessa e, più lentamente, si avvicinava a quella piccola stella che ne illuminava tutta una faccia.
La piccola palla azzurra era solo uno dei tanti oggetti volanti che ruotavano attorno alla sfera di fuoco; molti erano pianeti la cui natura era ben nota ai navigatori tanto che non se ne erano occupati più di tanto. Ma quella piccola sfera era veramente curiosa e decisero di prelevarla.
 
Un gigantesco oggetto biancastro fu notato dall’aeronautica militare americana scendere velocemente sulla Terra.
Prima che i governi potessero capire di cosa poteva trattarsi e prendere qualsiasi provvedimento una colonna di dimensioni immani si piantò in pieno oceano pacifico provocando uno spostamento d'acqua che sommerse in pochi minuti le isole Hawaii   causando uno dei più grandi disastri della storia dell'umanità,   i cui effetti si sentirono fino al Giappone, dove Tokyo fu inondata dalla più grande tsunami mai vista, alle Filippine e alla Nuova Guinea, entrambe devastate da altre onde giganti, e alla costa occidentale americana, con danni gravissimi in California, Messico e Perù.
Tutti i più grandi scienziati del mondo furono mandati ad osservare l'immane colonna che dagli abissi oceanici si perdeva oltre l'atmosfera. Reparti speciali in elicottero e mezzi nautici furono spediti per osservare da vicino il fenomeno e fare eventuali prelievi. Ma il fenomeno durò solo poche ore.
Così come era piombata in mare la grandiosa colonna si sollevò dall’acqua distruggendo tutte le imbarcazioni e gli elicotteri che la stavano esaminando e scomparve nuovamente nel cielo.
Mentre si contava il numero totale delle vittime che il singolare fenomeno aveva provocato si organizzò la spedizione di uno speciale shuttle per cercare nello spazio una risposta alla domanda che tutti si ponevano: Che cos'era l'immane colonna? Da dove veniva?
Intanto le televisioni le cui squadre superstiti avevano trasmesso in diretta il fenomeno fecero fortuna e cercarono di sfruttare la cosa il più possibile mentre nel mondo il panico dilagava e i vari ministeri e capi di stato cercavano di rassicurare i paesi dicendo che il continente non correva rischi.
 
Uno dei navigatori toccò con un dito la superficie azzurra della sfera e dopo averlo ritratto confermò al compagno: era acqua.
Dopodiché presero la sfera e la infilarono in una speciale sacca termica.
"E con questa palletta che gli gira intorno che   ci facciamo?”.
Una schicchera galattica spedì la luna oltre i confini della via lattea.
 
Su tutta la Terra il sole si oscurò.
Dopo aver appurato che non poteva trattarsi di un'eclissi solare molti scienziati collegarono il fatto all'avvenimento di qualche settimana prima.
Alcuni cercavano di sostenere che si trattasse di un'eclissi molto particolare, altri più catastrofici arrivarono a dire che il sole, non rispettando la sua storia stellare per motivi del tutto ignoti, si era esaurito improvvisamente.
In realtà chiunque avesse studiato un minimo di geografia astronomica poteva capire che entrambe le ipotesi erano assolutamente infondate. Nessuno riusciva a dare una spiegazione logica alla cosa, ma certo tutti erano concordi su un punto: stava succedendo veramente qualcosa di molto strano sulla Terra. Qualcosa di cui non si era mai avuta notizia in tutta la storia del pianeta.
Il sole non poteva essersi spento ma era effettivamente scomparso, e le conseguenze si sentivano.
La temperatura era scesa su tutto il pianeta, si formarono ghiacciai persino all'equatore.
In realtà non si trattava di una temperatura polare.
Era qualcosa di totalmente diverso.
Se il sole fosse realmente scomparso nessuna forma di vita avrebbe potuto resistere sulla Terra. Invece, pur con eventi catastrofici, la temperatura era semplicemente scesa.
Il buio era totale. Non solo la luna ma anche le stelle erano tutte scomparse. Il cielo non era più quello notturno, blu scuro. Era nero.
Completamente nero. Assolutamente nero.
Buio totale e perpetuo.
Tutti i paesi si organizzarono con grandi fari che illuminassero a giorno le ore diurne, le compagnie elettriche fecero una fortuna, così come quelle del gas, e le bollette mandarono fallita più di un'azienda e ridussero alla miseria molte famiglie. 
I giorni si continuavano a contare con i calendari.
Non c'era più il giorno, non la settimana. Non c'erano più i mesi e non c'erano le stagioni. Il clima, come la notte, era stabile.                                           
Morirono milioni di animali e si estinsero migliaia di piante. Altre si adattarono al nuovo clima.
I mormoni furono i primi a predicare la fine del mondo seguiti da molti pastori protestanti e dagli integralisti cattolici che davano la colpa dei disastrosi avvenimenti ai peccati degli uomini potenti. I monaci buddisti e cristiani erano uniti in preghiera comune, il papa non si pronunciava.
Ovviamente andarono falliti tutti gli stabilimenti balneari, in compenso tutti i grandi imprenditori investirono sulle piscine coperte.
 
Poi un giorno tornò la luce.
Improvvisamente come se ne era andata.
Tornò su tutta la terra, così come prima su tutta la terra era stato buio. Luce perpetua, così come perpetue erano state le tenebre.
Ma non era la luce del sole. Non aveva una provenienza definita. Era una luce bianca e diffusa. Dava abbastanza calore da far tornare la vita sulle terre desolate ma non dava un caldo equatoriale. Era un clima piuttosto temperato. I ghiacciai comunque si sciolsero, il livello del mare si alzò su tutta la terra facendo scomparire molte isole e riducendo la grandezza di molte nazioni e continenti.
Terre evacuate e milioni di senzatetto.
Se sciolse i poli comunque, rinfrescò l'equatore e i tropici. Ora su tutta la terra c'era lo stesso clima, dall’Antartide allo Zaire, dall’Islanda all’India.
Non c'era più né oggi né domani, né gennaio né agosto, né notte né giorno, né caldo né freddo.
Il cielo non era più celeste ma bianco. Assolutamente bianco tanto da non far distinguere più le nuvole.
 
Tornati sull'astronave i navigatori consegnarono la sacca agli scienziati che la portarono in laboratorio ed estrassero la sfera bianco-azzurro-marroncina per esaminarla accuratamente.
 
Tutti gli abitanti dell'emisfero boreale poterono assistere allo spettacolo.
Chiunque alzasse gli occhi al cielo poteva vedere un enorme faccione antropomorfo che lo fissava.
La popolazione mondiale finì nel panico più totale, il faccione era lì, nel cielo, enorme e ti guardava attentamente.
Ogni giorno, ogni ora.
Tutti i rappresentanti delle grandi potenze della terra cercarono di comunicare con il faccione, ma lui era lì, fisso come una statua, grande come un immenso poster dipinto nel cielo che guardava senza reagire, senza sentire, senza muoversi.
Anche gli spiriti religiosi più moderati si convinsero che era arrivato il giorno del giudizio. E presto furono  della stessa opinione anche i 'non praticanti' e gli agnostici .
Si formò una setta detta Del gran faccione che pregava, adorava e supplicava ogni giorno il volto antropomorfo che osservava il pianeta.
Il papa non si pronunciava.
Per mesi e mesi il gran faccione fu l'argomento di ogni discussione dai salotti televisivi a quelli domestici, dalle conferenze teologiche ai convegni scientifici, dalle scuole alle piazze, dai vagoni dei treni agli spettacoli satirici che avevano inserito il Gran Faccione del Giudicatore tra i personaggi parodiati.
Presto uscì anche una serie di giocattoli chiamata Il giudizio universale con il globo, il faccione parlante che diceva “Il tuo giorno è arrivato”, la montagna del purgatorio, le costruzioni con la voragine dell'Inferno e il kit pene e dannati e il Virtual Paradiso Tridimensionale.
Tutti gli scrittori di fantascienza, invece, andarono falliti perché non sapevano più cosa inventare per stupire la gente.
 
Ma la cosa più incredibile fu quando il cielo crollò sull'Australia.
Nessuno si accorse di niente finché non schiacciò il primo grattacielo. Senza alcun motivo, crollato sotto un peso invisibile. Subito dopo crollarono gli altri palazzi, e le altre case. Tutta la nazione dovette essere evacuata e in breve tempo l'intero continente oceanico fu schiacciato sotto il peso del cielo bianco.
In Nuova Zelanda le costruzioni si salvarono ma gli aeroplani non potevano superare una certa quota se non volevano schiantarsi contro il cielo.
Niente di strano nel resto del pianeta a parte qualche satellite precipitato misteriosamente nell'oceano indiano e sopra il Borneo.
A questo punto anche gli atei più convinti si persuasero che erano arrivati i tempi dell'Apocalisse.
 
Lo scienziato, dopo aver osservato attentamente il globo, lo posò su un tavolino bianco e cominciò le analisi:
Dapprima prelevò con una siringa un po’ del liquido bluastro che costituiva la maggior parte della superficie della sfera, poi aspirò quegli addensamenti biancastri che si muovevano sulla superficie, infine rilevò con un bisturi una parte di quelle superfici marroni e grinzose e con un piccolo trapano perforò la superficie per esaminare l'interno.
Esaminato il liquido bollente e rossastro che ottenne decise che sarebbe stato interessante sezionare il pianeta.
 
Un'altra immensa colonna scese nel mare. Questa volta era decisamente più sottile della prima.
 Nel periodo in cui la colonna, che si rivelò un grandissimo tubo di un materiale simile alla plastica, permase nell'oceano indiano il livello delle acque si abbassò su tutta la Terra tanto da far diventare molte isole terraferma e da far nascere nuovi continenti fra le contese internazionali.
Pochi giorni dopo la scomparsa del tubo tutta la catena dell’Himalaya fu rasa via da una lama immensa e anche l'Everest fu tagliato via e scomparve oltre l’atmosfera sopra il gigantesco coltello.
I geografi erano intenti a cambiare mappe e cartine quando un palo lunghissimo e durissimo scese da dove la lama era scomparsa e riuscì in pochi giorni a fare quello che l'uomo non era riuscito in anni e anni. Perforò la terra causando un buco in pieno continente asiatico del diametro di due chilometri e arrivò così in profondità da tirare fuori il magma del nucleo interno.
Poco dopo un'altra lama scese a dividere in due e a devastare l'intero continente.
              Inglesi e francesi, spagnoli e italiani videro succhiate via tutte le nuvole sopra la loro testa, poi una vasta superficie cristallina scese sullo stato di New York e gli abitanti della Grande Mela videro nuovamente il grande faccione affacciarsi sul pianeta, questa volta però si avvicinò e il suo grande occhio esaminò attentamente la metropoli. Con due pinze proporzionate alla mano immensa che le impugnava prelevò la statua della libertà, il ponte di Brooklin, e diversi grattacieli.
 
Dopo aver osservato con una lente una minuscola porzione di terraferma e aver fatto alcuni prelievi lo scienziato prelevò il Madagascar tagliandolo via con delle forbici e lo esaminò al microscopio. Poi fece la stessa cosa con l'Inghilterra.
Fu allora che si accorse di quegli strani microrganismi tutti simili tra loro eppure tutti diversi.
Ce ne erano di più grandi e di più piccoli, alcuni vivevano nel mare altri nella terraferma. Erano centinaia di specie diverse, e ce ne era una molto curiosa che aveva abitudini stranissime e che sembrava essere responsabile di tutte le cose del pianeta che lo scienziato ritenne non naturali: rifugi, ponti, abitazioni, persino rudimentali mezzi di trasporto.
Si trattava di una forma di vita.
Dunque in quel piccolo pianeta abitavano esseri viventi.
Ne prelevò milioni e milioni e li esaminò accuratamente.
Poi concluse le sue ricerche.
Nessuna forma di intelligenza.
La palla azzurra fu chiamata Kjwyx che significa  Acqua, e fu destinata al museo di scienze naturali di Kzapix , la capitale di Prgjyndya.

aprile 1996
postato da: ARNALDOCASALI alle ore 02:59 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: racconti

Chi sono

Utente: ARNALDOCASALI
Nome: ARNALDO CASALI
Nato a Terni il 23 febbraio 1975, mi sono laureato in storia medievale all'università "La Sapienza" di Roma con una tesi sull'umorismo in Francesco d'Assisi. Giornalista, sono direttore della rivista "Adesso" e della webradio RadioAdesso e collaboro con il Giornale dell’Umbria e Radio TNA. Faccio parte della direzione del festival cinematografico "Cielo e Terra" e della compagnia teatrale Altromestiere. Mi occupo del coordinamento di svariati siti internet, ma non capisco niente di informatica. Sono attore dilettante e scrivo talvolta dei racconti e delle poesiole, ma rigorosamente senza talento.

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