“A Terni può capitare che un turista in cerca di un albergo per la festa di San Valentino si ritrovi all’ospizio. Davvero un bel biglietto da visita per una città che vuole lanciarsi nel settore turistico”.
Inizio con polemica per gli eventi valentiniani 2007. Le manifestazioni in onore del patrono si aprono ufficialmente oggi ma la città, a detta del consigliere comunale Federico Salvati, è tutt’altro che preparata ad accogliere i turisti attesi in occasione della festa.
“L’hotel del Teatro, l’albergo Roma, ma anche l’hotel Tiffany e la Domus Gratiae - dice l’ex esponente dell’Udc - per non parlare del Centrale Minerva e di Villa Luisa. Secondo i cartelli indicatori sono questi gli alberghi pronti ad accogliere i turisti”. Alberghi e strutture che non esistono più da decenni, o che sono stati trasformati in case di riposo o in strutture sanitarie. “Eppure i loro nomi - prosegue Salvati - accompagnati anche dalla classificazione con le stelle, campeggiano ancora nei grandi cartelli gialli che si trovano in tutti i punti d’ingresso della città”. “Questi cartelli, come è noto a tutti coloro che girano il mondo per lavoro o facendo i turisti, assessori e dirigenti compresi, servono a indirizzare i visitatori che arrivano in auto verso gli alberghi e le strutture ricettive della città”.
Salvati annuncia un’interrogazione al sindaco e all’assessore al turismo per sapere di chi sia la responsabilità della gestione della cartellonistica per i turisti e perché in tanti anni non siano state sostituite le indicazioni per gli alberghi cittadini, e conclude con una battuta: “Verrebbe quasi da dire che c’è comunque una coerenza di fondo: eventi valentiniani fantasma, alberghi fantasma e – con ogni probabilità – turisti fantasma”.
E in effetti, se proprio fantasmi non si possono definire, di certo le iniziative messe a punto quest’anno da Comune e Diocesi hanno ben poco di evento e ancor meno di valentiniano: il cartellone che prenderà infatti il via oggi (con la presentazione del libro Come un pinguino di Marco Merlo, alle 17 alla libreria San Paolo e la rassegna Contrometraggi alle 21 al Gazzoli) comprende oltre 80 appuntamenti, ma pochissimi di questi hanno a che fare con il patrono della città o con l’amore.
D’altra parte non è certo un caso se una banalissima idea come quella di un concorso di poesie d’amore in occasione della festa di San Valentino sia venuta al Comune di Bussolengo (vedi box in basso) ma nella terra del protettore degli innamorati non ci abbia ancora pensato nessuno.
(da Il Giornale dell'Umbria del 1 febbraio 2007)
martedì 16 gennaio (venerdì 19 - domenica 21)
SUL TEATRO, IL CINEMA... E NIENT'ALTRO
In studio Riccardo Leonelli, attore
con la partecipazione di Matteo Ceccarelli
Musica
Luca Carboni: Amando le donne, 1984
Una bella promozione di "Sull'amore e nient'altro", secondo spettacolo dell'attore e regista ternano Riccardo Leonelli, in scena sabato 20 gennaio ad Amelia, e poi via con scoop e aneddoti su Michele Placido (che Riccardo conosce bene) e quant'altro.
Alle 16.15 di sabato 134 giugno Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog una lettera firmata Benedetto XVI.
Quando sono ancora stordito dalla notizia (che, inspiegabilmente, nessuna agenzia riprende) leggo tra i commenti che la lettera non è altro che una scopiazzatura dal celebre discorso di Ratisbona.
Controllo. E' vero.
A oltre ventiquattr'ore di distanza il mistero non è ancora risolto. Beppe Grillo non ha dato spiegazioni. Nessun giornale, se non Radio Radicale e qualche sito, ha ripreso la clamorosa notizia.
I casi sono tre:
- o Beppe Grillo ha architettato un clamoroso falso (forse sperando che qualche giornalista lo riprendesse)
- o qualcuno ha fatto uno scherzo, architettato molto bene, a Beppe Grillo
- o la lettera è autentica, ma papa Ratzinger si circonda di pessimi - davvero pessimi - ghostwriter totalmente incapaci a riciclare discorsi con stile.
A questo punto io davvero non so cosa pensare. Tutte e tre le ipotesi mi sembrano assurde e tutte e tre possibili.
Staremo a vedere. Ma resta curioso come la notizia sia stata clamorosamente ignorata da tutti i media. A questo punto qualcosa di clamoroso c'è di sicuro: o è il primo, clamoroso fallimento di Beppe Grillo, o è una clamorosa svista dell'intera stampa italiana. Fatta eccezione per Radio Radicale.
Ecco comunque il link del post di Grillo, con tutti i commenti, tra cui tre miei, scritti a diverse ore di distanza, ma comunque sempre tra i primi duecento.
http://www.beppegrillo.it/2007/01/una_lettera_dal_vaticano.html
Acrobata della musica, domatore di strumenti, giocoliere della scena, equilibrista della melodia, clown dell’affabulazione.
Vinicio Capossela è un artista, nel senso più nobile e antico della parola, quello che aveva ai tempi di Leonardo e Michelangelo, prima che diventasse attributo di qualsiasi personaggio del mondo dello spettacolo, Elena Santarelli compresa.
L’artista è colui che è in grado di trasformare in arte tutto ciò che tocca, e così è Vinicio Capossela: interprete dalle mille voci, musicista di qualsiasi strumento (fosse pure una pistola giocattolo o una mascella d’asino), scrittore talentuoso, narratore di fiabe radiofoniche, cantautore coltissimo e popolare, compositore con “Il ballo di San Vito”, che non riesce mai a stare fermo e passa con disinvoltura dal jazz alla tarantella, dal blues al chacha-cha, dal fado a Celentano, dal valzer al sirtaki.
A chi, ai tempi del debutto con All’una e trentacinque circa, sedici anni fa, lo paragonava a Tom Waits e Paolo Conte, lui ha risposto con i canti popolari della sua terra, con arie balcaniche alla Goran Bregovic, con il mondo circense di Canzoni a manovella e, oggi, con un altro album “inclassificabile” come Ovunque proteggi, a confermare che non c’è genere né successo che possa contenere la sua esuberante voglia di cambiare pelle.
Un suo concerto non è uno spettacolo, è un’esperienza.
E allora non c’è da stupirsi che la data ternana del tour promozionale – domani sera, al teatro Verdi - abbia registrato il tutto esaurito in pochi giorni di prevendita e suscitato più attesa e interesse dello spettacolo - in esclusiva assoluta - di un artista di fama mondiale come Roberto Benigni.
Non male davvero, per uno cantante di nicchia, che in Tv non si vede dal 1998 (quando accompagnò Paolo Rossi nel suo Scatafascio), che fa canzoni inaudite, che nulla hanno a che fare con tutto ciò che si sente in giro, e che oltretutto, non pubblicava un disco nuovo da quasi sei anni.
Di nicchia, già, perché Capossela piace molto ai radical chic, che se lo vorrebbero tenere in una ristretta cerchia di estimatori in grado di comprendere i suoi mille riferimenti letterari, musicali, artistici. E invece, Vinicio, non solo è amato dalle ragazzine di vent’anni, ma si è permesso pure - con Ovunque proteggi - di balzare subito in vetta alle classifiche.
Un successo che ha sorpreso la stessa casa discografica, costretta a ristampare in fretta e furia il disco, subito sparito dai negozi.
Ma quale è il segreto di questo cantautore quarantenne con un nome che viene da Quo vadis?
Sarebbe fin troppo facile dire che la qualità paga sempre. Forse la ragione vera va rintracciata invece proprio nella sua adesione alla cultura popolare, dove il termine non si intende certo come commerciale, vale a dire semplice, orecchiabile,
omologato, ma nel suo significato più alto e profondo.
La musica di Vinicio Capossela è popolare perché scava nelle nostre radici e fa riemergere una cultura che ci appartiene, ma che rischiamo di dimenticare (o abbiamo già dimenticato): una cultura fatta di bande di paese e di processioni, di valzer viennesi e serenate con la fisarmonica, di circo e di quadriglia, di Bibbia e Mille e una notte, di Bobby Solo e filastrocche a manovella, di mitologia greca e di antica Roma; di Natale, infine, e di San Valentino; feste alle quali Vinicio è tanto devoto da farci un intero concerto.
Domani, sarà uno di questi.
(Il Giornale dell'Umbria - 20 febbraio 2006)